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Il 10
aprile 1912 la tredicenne Madeleine Violet Mellinger (raffigurata
nell'immagine) salì a bordo del TITANIC. Era entusiasta di trovarsi
sulla più grande nave mai costruita. Purtroppo, in tarda serata di domenica,
alle 23:40, accadde l'impensabile: il TITANIC si scontrò con un
iceberg che passò proprio davanti all'oblò della sua cabina di seconda
classe, sul lato di tribordo.
Intorno a mezzanotte, Madeleine fu svegliata dal bussare di uno steward che
intimava: "Alzatevi, indossate abiti caldi e correte sul ponte con i
giubbotti di salvataggio!"
Nella concitazione, la ragazza non si accorse che sua madre, Mrs. Elizabeth
Anne, era scalza. Per anni Madeleine avrebbe portato con sé il senso di
colpa per i piedi congelati della madre. Anche da anziana poi rimase
perseguitata dall'immagine della sua amata bambola, rimasta per sempre sola
nell'oceano buio.
Madeleine e sua madre si precipitarono sul ponte e riuscirono a salire su
una scialuppa mezza vuota. La ragazza si aggrappò al cappotto della
genitrice, tremando nella barca e pregando di essere salvata dalle acque
scure e gelide.
Raccontò successivamente: "Potevo vedere le luci della nave che iniziavano a
scivolare sott'acqua, poi senza rumore, forse a un miglio di distanza, è
semplicemente scomparsa. Non c'era più. Il cielo era molto nero e le stelle
molto luminose. Mi dissero che le persone in acqua stavano cantando, ma io
sapevo che stavano urlando."
Dopo l'affondamento, Madeleine e sua madre furono trasferite dalla scialuppa
n. 14 alla n. 12, così che il quinto ufficiale Harold Lowe potesse tornare
indietro nella sua missione di soccorso. Intorno alle 6 del mattino, in
risposta al fischio del secondo ufficiale Charles Lightoller, le barche 4 e
12 recuperarono una trentina di uomini esausti che avevano trascorso la
notte aggrappati alla scialuppa rovesciata B. La madre di Madeleine aiutò a
rianimare lo stesso Lightoller, avvolgendolo nel suo mantello e sfregandogli
braccia e mani per riattivarne la circolazione.
A bordo della Carpathia, la signora Mellinger fu portata nell'ambulatorio
medico priva di sensi per l'ipotermia e il congelamento ai piedi. Subì una
reazione nervosa che la segnò per tutta la vita e perse l'udito a causa
dello choc.
Lightoller avrebbe voluto ringraziarla, ma l'unico dono che poté offrirle fu
il fischietto con cui aveva attirato l'attenzione delle scialuppe di
soccorso. La donna lo conservò fino alla sua morte, nel 1961.
Madeleine, in seguito, donò il fischietto a Walter Lord, lo storico che
aveva raccolto le testimonianze dei sopravvissuti, mantenendo viva la
memoria di quella notte. |