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"Neppure Dio potrebbe
colarlo a picco" fu la voce diffusa a mezzo stampa, prima della
sciagura del transatlantico.
Invece Alfred Rowe, il passeggero di prima classe nella fotografia qui sopra, intuì che qualcosa sarebbe andato storto. Mentre la maggior parte dei passeggeri che viaggiarono
rimasero colpiti dallo sfarzo di quel palazzo galleggiante, questo uomo d'affari britannico di 59 anni, in una lettera, segnalò a sua moglie Constance che la nave
fu
"troppo grande" e "pericolosa". A 95 anni dalla tragedia, la missiva viene mostrata al pubblico per la prima volta. La lettera venne inviata l'11 aprile 1912 da Queenstown, in Irlanda, l'ultima fermata del TITANIC prima di attraversare l'Atlantico
in direzione degli Stati Uniti. Alfred Rowe fu diretto al suo ranch in Texas e si trovò sul TITANIC da appena 24 ore.
Nel suo messaggio, scritto sulla carta intestata della White Star Line, il businessman descrisse come il risucchio causato dalla partenza della nave causò la rottura degli ormeggi
del New York, che per poco non andò a schiantarsi contro il TITANIC.
"Se ieri la collisione con il New York avesse provocato una falla avremmo avuto pochissime possibilità di salvezza". Forse un presagio lo portò ad aggiungere che sarebbe stato meglio imbarcarsi su un'altra nave,
infatti, dopo 2 giorni il gigante del mare affondò a causa della collisione con un iceberg. Secondo i racconti dell'epoca,
Alfred Rowe si gettò tra le onde e riuscì a raggiungere un pezzo di ghiaccio, dove venne ritrovato morto assiderato. Prima della tragedia,
Alfred Rowe riuscì, comunque, a divertirsi tanto da raccontare alla moglie:
"Il raffreddore va meglio e la voce sta tornando. Ho fatto un bel bagno turco ieri e mi ha fatto bene". |