|
Si tratta una testimonianza
firmata da Laura Mabel Francatelli (qui sopra in immagine), segretaria
personale di Lady Lucy Duff Gordon. Oltre alla descrizione dei momenti di
panico che seguirono i momenti successivi alla collisione con l'iceberg,
l'atto chiarisce un particolare sin qui poco conosciuto su di un episodio
assai controverso, legato ai coniugi Duff Gordon. Lo scritto fa parte
dell'inchiesta sul naufragio che si tenne a Londra presso la Corte del
Commissario Wreck, Royal Scottish Drill Hall, Buckingham Gate, Westminster,
il 2 maggio 1912.
Andiamo con ordine: Miss Francatelli, che all'epoca aveva 31 anni, dichiarò come la sua cabina (che si trovò sul ponte E) fosse circa
venti
metri al di sopra della linea dell'acqua. Dopo la collisione si recò fuori
nel corridoio, davanti la propria cabina. L'acqua cominciò a farsi strada e
quindi si recò fino alla cabina di Lady Duff Gordon, che fu situata sul
ponte A, nella parte superiore. Scrisse. "Un uomo venne da me e mi invitò a
mettere il giubbotto di salvataggio, assicurandomi che era solo per uno
scopo precauzionale e di non allarmarmi. Con i signori Duff Gordon salii sul
ponte superiore: le imbarcazioni erano già state abbassate a tribordo. Ho
notato poi che il mare era più vicino a noi che non durante il giorno e ho
detto a Sir Cosmo: "Stiamo affondando!" e lui mi ha risposto: "Sciocchezze".
La Francatelli raccontò poi come loro tre salirono su una delle imbarcazioni
e qui vi si trovarono in tutto solamente cinque passeggeri e sette membri
dell'equipaggio ed ammise che tutti non ritennero opportuno ritornare al
TITANIC per raccogliere eventuali superstiti. La Francatelli scrisse
di sentire un "terribile boato" quando il TITANIC "andò giù" e
"poi urla e grida" provenienti dalle quasi 1500 persone che stettero da lì a
poco per annegare. "Eravamo molto lontano quando abbiamo visto il
TITANIC affondare; non so per quanto tempo è durato, nessuna parlava,
eravamo tutti nel buio".
Ella scrisse anche di come gli occupanti della scialuppa furono addossati
sul fondo dell'imbarcazione per potersi proteggere dal freddo pungente di
quella tragica notte. "La scialuppa non era un vera e propria imbarcazione,
ma piuttosto si trattava di una piccola barca a remi e non troppo sicura".
Secondo a quanto ci è dato a sapere i coniugi Duff Gordon ma nella
fattispecie Sir Cosmo, pagò per accaparrarsi i favori di qualche ufficiale
del TITANIC affinché gli trovasse un posto sulla scialuppa di
salvataggio. Orbene, secondo quanto vergò la Francatelli le cose non
andarono esattamente così: la lettera dipinge un ritratto diverso di Sir
Cosmo. Egli inizialmente rifiutò di salire a bordo della scialuppa di
salvataggio ed insistette che la moglie Lady Lucy e la Francatelli medesima
cercassero immediatamente di mettersi in salvo. Sir Cosmo lasciò il TITANIC
a malincuore e solo dopo le ripetute suppliche di un ufficiale di bordo.
Quindi stando al parere della sua segretaria il benestante non pagò i
marinai per l'accesso alla scialuppa: nella versione lasciataci dalla
segretaria Laura Francatelli, Sir Cosmo invece versò nelle tasche di ogni
membro dell'equipaggio cinque sterline in segno di
riconoscenza e gratitudine per l'avvenuto salvataggio.
|